Un’impresa familiare può essere definita come un’impresa individuale nella quale collaborano il titolare e i suoi familiari (che possono essere il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado). Ai familiari, come riporta l’articolo 230 bis del Codice Civile, sono riconosciuti diversi diritti, tra cui una quota degli utili dell’impresa, in cambio della collaborazione che essi prestano.

Esistono diverse tipologie di impresa familiare:

  • l’impresa coniugale, in cui l’impresa familiare (che può essere di entrambi i coniugi o di solo uno dei due) è gestita in comune da entrambi i coniugi, che sono in regime di comunione dei beni;
  • l’impresa individuale di uno dei due coniugi, nel caso in cui all’impresa familiare collaborino l’altro coniuge o i familiari, senza però che essi partecipino alla gestione dell’azienda;
  • l’impresa individuale di uno dei membri della famiglia, in cui i familiari che collaborano hanno diritto, salvo eventuale pattuizione contraria, alla gestione dell’azienda e all’attribuzione dei diritti patrimoniali;
  • l’impresa sociale di più membri della famiglia, che la gestiscono in comune.

Avviare un’impresa familiare: i requisiti

La sentenza 5603/2022 della Cassazione identifica alcuni elementi chiave della definizione di azienda familiare. Le condizioni per la costituzione di un’impresa familiare, nello specifico, sono:

  • l’esistenza di un’impresa;
  • la natura particolare dei partecipanti (coniuge, parenti e affini);
  • lo svolgimento da parte del familiare di un’attività di lavoro continuativa;
  • l’accrescimento della produttività dell’impresa conseguente al lavoro del partecipante.

Possono avere la qualifica di collaboratore di un’impresa familiare:

  • il coniuge, chi è unito civilmente e il convivente;
  • i figli legittimi legittimati, adottivi ed affiliati;
  • i figli nati fuori dal matrimonio legalmente e giudizialmente riconosciuti;
  • i figli nati da un precedente matrimonio del coniuge;
  • i minori regolarmente affidati;
  • i nipoti in linea diretta e in linea collaterale (figli di fratelli e sorelle);
  • i fratelli e le sorelle;
  • gli ascendenti (genitori, nonni, bisnonni) e coloro che sono equiparati ai genitori (adottanti, affilianti, genitori naturali di figli legalmente riconosciuti etc.);
  • i parenti entro il terzo grado;
  • gli affini entro il secondo grado.

Il grado di parentela deve sussistere per l’intero periodo di esistenza dell’impresa familiare. Ciò significa che, in caso di azienda familiare tra coniugi, un eventuale divorzio implica la decadenza dei benefici fiscali e tributari e l’esclusione dal regime agevolato previsto per questa tipologia di impresa.

All’interno di un’impresa familiare, il familiare deve svolgere un’attività di lavoro continuativa, regolare e costante, anche se non è necessario che sia a tempo pieno. Il lavoro da lui svolto può essere sia manuale che intellettuale, ma deve essere pertinente all’attività dell’impresa e in grado di avere un impatto sull’andamento della stessa. Tale lavoro non può consistere solo ed esclusivamente nella gestione dell’impresa, perché, in tal caso, si sarebbe di fronte a un mero rapporto societario e non a una collaborazione familiare.

Atto costitutivo: è necessario rivolgersi al notaio?

Ci sono diversi iter per la costituzione di un’impresa familiare: può essere avviata ex novo oppure a partire da una ditta individuale già esistente.

Il Codice civile non obbliga a costituire un’impresa familiare alla presenza di un notaio, è possibile ricorrere al solo aiuto del commercialista, ma il notaio può rivelarsi particolarmente utile nel caso in cui ci sia l’intenzione di sfruttare tutte le agevolazioni fiscali previste per questo tipo di attività.

Nel caso di un’impresa familiare è infatti determinante stabilire per tempo ruoli e responsabilità interne per il successo dell’azienda stessa. Per evitare controversie è quindi opportuno stipulare un accordo formale, in pratica uno statuto di famiglia.

Il notaio può procedere a costituire un’impresa familiare tramite atto pubblico oppure scrittura privata autenticata. L’atto costitutivo va successivamente registrato presso il Registro delle Imprese tenuto presso la Camera di Commercio. Contestualmente va richiesta l’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate e vanno inquadrate le posizioni INPS ed eventualmente le posizioni INAIL di titolare e familiari.

Impresa familiare: vantaggi e svantaggi

Un’attenta analisi dei vantaggi e degli svantaggi legati alla costituzione di un’impresa familiare è ciò che permette di capire se questa opzione può o meno rappresentare la soluzione più indicata.

Dal punto di vista fiscale i vantaggi riguardano la possibilità di imputare ai collaboratori familiari fino al 49% del reddito prodotto. Dal momento che l’aliquota marginale sulla tassazione delle persone fisiche è proporzionale e quindi aumenta all’aumentare del reddito, tale ripartizione permette di attenuare la progressività dell’imposta e, in questo modo, consente di ridurre la pressione fiscale. Un’impresa familiare, inoltre, consente di dare copertura previdenziale ai collaboratori.

Altri benefici sono legati alla possibilità di condividere un’avventura imprenditoriale con persone di fiducia e riduce al minimo l’esigenza di reperire personale esterno. La possibilità di contare su parenti e affini permette di velocizzare i tempi di reclutamento del personale ma, può rappresentare un limite dal punto di vista delle competenze e delle esperienze dell’impresa.

Gli svantaggi possono riguardare la conoscenza reciproca tra i membri della famiglia e la possibile eccessiva confidenza che potrebbero rappresentare una complicazione professionale. Le questioni personali che possono sorgere all’interno di un’impresa familiare, possono infatti avere anche un impatto negativo. A questo proposito è necessario definire bene ruoli e compiti.

Costi e adempimenti fiscali

Per la costituzione di un’impresa familiare le spese notarili possono variare tra i 1.000 – 1.500 euro oltre ai costi per la consulenza del commercialista che, indicativamente, si aggirano tra i 250 – 500 euro che comprendono anche la pratica di inizio attività Suap, l’iscrizione all’INPS e l’attribuzione della partita IVA.

Di DOTT. MATTEO FRISACCO

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Membro effettivo del Collegio Sindacale, Revisore Legale dei conti, Curatore Fallimentare, Iscritto nell'Elenco dei Revisori degli Enti Locali, Consulente nella gestione dei rapporti di lavoro legge 12/1979, Iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Treviso, Iscritto al Registro Nazionale dei Revisori Legali.

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